Le cinture multiple

Le agemine della tomba 1
Contenuti a cura della Dottoressa Giostra Caterina
Dalla tomba 1, addossata al muro di controfacciata della chiesa e manomessa in antico, provengono 23 guarnizioni o frammenti di esse in ferro ageminato e porzioni di un pettine in osso con impugnatura laterale.
La sepoltura era di forma antropoide, con struttura in lastre di calcare infisse a coltello per le pareti e accostate per la copertura e fondo in laterizi. Vi furono deposti due bambini; inoltre, la porzione manomessa conteneva resti ossei di più individui, riesumati dalle sepolture originarie e rideposti nella tomba 1 a scheletrizzazione avvenuta, insieme ai reperti appena menzionati.
Le guarnizioni metalliche comprendono: una fibbia a placca fissa, un passante e una nutrita serie di placchette di varie dimensioni, due delle quali dotate di appendice funzionale, che venivano fissate alla cintura mediante occhielli posteriori; inoltre, una serie di puntalini “a scatola” per l’inserimento di nastri in cuoio fissati da chiodini. Sono tutte riconducibili al prestigioso tipo di cintura maschile detto multiplo o “a frange” (si veda il disegno ricostruttivo); risulta mancante il puntale principale. La decorazione è data dall’inserimento di fili in argento e in metallo giallo (in genere ottone) a comporre il motivo tracciato sulla superficie del supporto in ferro e zone campite in argento.
Sull’intero set compare il “II stile zoomorfo” di matrice germanica, che recepisce influenze mediterranee. Animali stilizzati si compongono di teste, corpi nastriformi ripiegati e intrecciati e zampe ungulate, spesso intorno alla testa (si vedano i disegni con colori distinti per teste, corpi e zampe). Sulle superfici più ristrette delle placchette, due animali sono ripiegati a 8 (nn. 4-6, 10-12 nel disegno); su superfici più ampie (fibbia e placche allungate, nn. 1, 7-9), possono risultare simmetrici e speculari e anche dare adito a una seconda coppia di teste; sui puntali di dimensioni maggiori il motivo a 8 presenta un nodo centrale e annovera quattro teste (nn. 14, 17-18); solo due puntalini con margine a fascia continua presentano matasse a due capi con teste nei punti di intersezione (n. 15-16).
La varietà di proporzioni e schemi decorativi ha indotto a distinguere 5 gruppi. Se in parte essi sembrano condizionati dalle dimensioni delle diverse parti morfologiche e funzionali (le placche rispetto ai puntali), alcune guarnizioni paiono estranee all’insieme e potrebbero rimandare a cinture differenti. E’ il caso delle tre placche più allungate (se non anche della fibbia e del passante), dei due puntali più sottili e con margini a fascia e del puntalino più tozzo (i tre gruppi indicati in rosso nel disegno).
L’analisi stilistica permette di inquadrare i manufatti nei decenni centrali del VII secolo, con un possibile attardamento per le placche più allungate (nn. 7-9) e poi per i due puntali più sottili (nn. 15-16). L’evoluzione così delineata è riscontrabile anche in altri contesti funerari di cultura longobarda, con un significativo grado di standardizzazione degli schemi ornamentali e dei dettagli iconografici.
Data l’associazione a resti ossei di più individui, potrebbe trattarsi del recupero selettivo e della rideposizione di alcune parti di più cinture, comunque tutte del tipo multiplo. Tuttavia, vista la coerenza dell’insieme (mancante solo del puntale principale), non si può neppure escludere che pezzi di più gruppi fossero montati su una stessa cintura. La circostanza trova attestazioni altrove e potrebbe dipendere in parte dal carattere composito della produzione di un opificio; inoltre, è stato riconosciuto il fenomeno della trasmissione di parti di cintura fra individui dello stesso clan (e verosimilmente nucleo parentale) come espressione simbolica di legami personali. Neppure l’analisi delle tracce di tessuto mineralizzato a contatto con i reperti ha riconosciuto distinzioni coerenti fra i gruppi di guarnizioni.
Anche la presa del pettine in osso, decorata da incisioni geometriche, rimanda a una tipologia elaborata e di pregio, a conferma del prestigio sociale degli individui rideposti nella tomba 1.

Bibliografia: P.M. De Marchi, Le agemine della tomba 1, in Archeologia e storia della chiesa di San Pietro di Tignale, a cura di G. P. Brogiolo, Mantova 2005, pp. 43-55.

Didascalia del disegno 1:
Ricostruzione della cintura multipla, nell’ipotesi della pertinenza delle guarnizioni ad una stessa cintura; le linee indicano i manufatti disomogenei. Negli schemi decorativi i diversi colori distinguono teste, corpi e zampe del II stile zoomorfo.
Didascalia del disegno 2:
Pettine con impugnatura laterale di confronto, da Oderzo, ex Carceri (da Il tempo dei Longobardi. Materiali di epoca longobarda dal Trevigiano (Catalogo della Mostra, Vittorio Veneto 1999), a cura di M. RIGONI – E. POSSENTI, Padova 1999).